Principessa dal piròn d’oro

Ciao, bentrovati e benvenuti alla corte del Principessa!

Chi ci segue da po’ già saprà che a Dicembre 2020 abbiamo stilato una lista di buoni propositi per il 2021: uno di questi annunciava un cambio di “look”. Quest’anno, infatti, vogliamo dare una rinfrescata alla nostra immagine e il primo cambiamento è già avvenuto: habemus… un nuovo logo!

Abbiamo “detronizzato” il profilo della principessa, ma non temete perché lei rimarrà per sempre una figura chiave della nostra identità. Come? Continua a leggere per scoprirlo!

Vi siete mai domandati perché il nostro ristorante si chiama proprio così? Tutti coloro che sono venuti a trovarci avranno sicuramente notato che alle pareti della sala sono appesi numerosi quadri raffiguranti importanti personaggi femminili della storia e della letteratura. Si celerà tuttavia tra loro la principessa a cui è dedicato il ristorante?

Per scoprire l’identità della nostra principessa misteriosa occorre intraprendere un viaggio nel tempo. Siete pronti? Impostiamo la data e il luogo: anno 1004, Venezia. Entreremo in una delle corti più esclusive della città, conosceremo le più alte cariche dell’epoca ma, ancora più importante, saremo testimoni di un evento che ha letteralmente rivoluzionato gli usi e costumi dei veneziani e non solo. Che il viaggio inizi!

Venezia & Bisanzio: un legame indissolubile

Nel corso dei suoi millecento anni di storia, la Repubblica di Venezia ha vissuto una vera e propria trasformazione: nata inizialmente come parte dell’impero bizantino, grazie alla specializzazione nella navigazione e nei commerci per mare – lungo le rotte dell’Oriente – è diventata una delle maggiori potenze commerciali e navali europee riuscendo ad imporre la propria supremazia nell’area mediterranea.

Uno dei personaggi chiave dell’espansione commerciale di Venezia è il Doge Pietro II° Orseolo che riuscì a stipulare nuovi accordi privilegiati con l’Impero Bizantino. Il legame, infatti, che lega Venezia a Bisanzio è stato – e sarà per sempre – indissolubile: ciò è testimoniato dalle tracce che ancora oggi troviamo nell’architettura, nei mosaici, nella cucina, nella lingua e nella storia della città lagunare.

Un rapporto d’amore e d’odio reso celebre dalle numerose battaglie, ma anche dai matrimoni tra le principesse bizantine e i membri della dinastia dogale.

Siete cordialmente invitati al…

L’unione tra Venezia e Costantinopoli è stata infatti sugellata da tre matrimoni, uno dei quali vide protagonisti proprio Giovanni Orseolo, figlio del doge Pietro II° Orseolo, e la principessa bizantina Maria Argyropoulaina – detta anche Maria Argira – nipote dell’imperatore Basilio II°.

Il matrimonio servì per rinvigorire l’alleanza strategica tra le due parti, in seguito agli avvicendamenti storici che videro i veneziani dare manforte ai bizantini nella cacciata dei saraceni dall’Emirato di Bari.

La cerimonia nuziale fu officiata dal patriarca di Costantinopoli nella capitale bizantina ma i festeggiamenti ufficiali ebbero luogo, pochi giorni dopo, a Palazzo Ducale dove fu allestito un fastoso banchetto in onore dei novelli sposi.

Tutti gli occhi erano puntati su questa misteriosa “donna di Costantinopoli” (cit. dal racconto del vescovo S. Pier Damiani) che di certo non passò inosservata agli invitati. Ciò che destò stupore non furono tanto i suoi tratti orientali ed esotici, ma ben altro!

Durante i festeggiamenti Maria estrasse da uno scrigno una… forchetta d’oro a due rebbi che utilizzò per portare il cibo dal piatto alla bocca. Quest’episodio fece rimanere tutti gli invitati a bocca aperta 😲. Vi domanderete perché…la risposta è semplice: a Venezia – e in tutt’Italia – non esisteva nessun utensile simile, si mangiava solo con le mani!

A differenza infatti degli usi e costumi bizantini, all’epoca la società veneziana non si contraddistingueva di certo per la propria raffinatezza. I nobili veneziani erano ricchi, dediti al commercio e agli affari, ma ben lontani dall’eleganza a cui era abituata la giovane Maria.

Inconsapevolmente o meno, Maria portò con sé una ventata di aria fresca, di eleganza e regalità. Ebbe il coraggio di affermare la propria identità e cultura, sfidando l’etichetta veneziana con un semplice utensile.

Il Doge Pietro ripose molte speranze nel figlio – futuro doge – e in quest’unione. Speranze che però svanirono molto presto a causa della prematura morte per peste della coppia e del figlio Basilio. Per decisione del doge, i corpi furono seppelliti nella chiesa di San Zaccaria, che si trova a qualche metro 👣 di distanza dal Ristorante Principessa.

Il piròn veneziano

La forma della forchetta simile ad un forcone, con cui è solitamente rappresentato il diavolo, portò però il clero a disapprovarne l’uso tanto da etichettarlo come peccaminoso. Ma la verità è che i rapporti tra la chiesa e il mondo bizantino non erano dei migliori e le tensioni culminarono poi nel Grande Scisma del 1054 tra la chiesa di Roma e quella ortodossa. Dopo lo scisma, la situazione cambiò drasticamente: i bizantini e i loro costumi non furono più considerati “solo” bizzarri, ma disprezzabili.

Forse è proprio questa frattura religiosa a creare l’iniziale ostacolo culturale alla diffusione della genial posata, denominata in tono dispregiativo “piròn”, dal greco “peìro”, ovvero “infilzo”, in difesa della semplicità delle usanze tipiche veneziane.

L’ultima dogaressa bizantina a Venezia

Dopo la morte di Maria, il “piròn” ricomparve a Venezia settant’anni dopo, nel 1071, in occasione del matrimonio del Doge Domenico Selvo e Anna Teodora Dukas, l’ultima dogaressa straniera a Venezia.

Anna volle conquistare i veneziani insegnando alle dame i segreti del trucco e una danza bizantina. La novità più importante, che portò scompiglio a Palazzo Ducale, fu proprio l’introduzione dell’uso della forchetta, non solo nelle occasioni ufficiali, ma anche nella cerchia delle famiglie più importanti della città.

Quando la dogaressa morì, dopo una tormentata agonia per una cancrena, tutti videro nella sua fine una punizione divina per aver introdotto proprio l’uso della forchetta.

A causa dell’associazione del “piròn” al demonio, ci vollero quasi altri cinque secoli prima che la forchetta diventasse di uso comune; solo nel corso del Medioevo, con la diffusione della pasta troppo calda da poter prendere con le mani, divenne strumento indispensabile sulle tavole dell’aristocrazia e del popolo.


Per rispondere alla domanda che vi abbiamo posto all’inizio, nessun quadro 🖼 nella nostra sala rappresenta Maria Argira perché purtroppo non esiste una sua riproduzione essendo vissuta più di mille anni fa.

Ma a nostro modo abbiamo voluto rendere omaggio alla nostra coraggiosa principessa bizantina introducendo nel nostro nuovo logo l’oggetto che l’ha resa indimenticabile, la sua “eredità”: il piròn d’oro, che ha suggellato indissolubilmente la sua eterna unione con Venezia.


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Alessia Davi

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